Ciao, bella gente!

Vi guardo. Vi guardo la mattina dalla finestra del mio ufficio.

Tutti pronti per prendere la metro per andare al mare. Tutti giovani, belli, sorridenti.

Con i vostri zaini multicolore, la pelle liscia e abbronzata di chi ha 18 anni. Il sorriso di chi ha tanti sogni e pochi pensieri.

Che bell’età…

E le risate, le risate quelle coinvolgenti, quelle che nascono dal niente e che ti fanno venire il dolore alle mascelle per quanto sono intense…

E vedo anche voi, signore sulla cinquantina. Che già di mattina presto siete tutte agghindate come per andare ad un party. Unghie laccate di fresco e parrucchiere del giorno prima. Tacchi altissime e tailleur. Vi guardo. Ma stavolta senza invidia però 🙂

Non avrei la vostra forza di volontà. Sicuramente ora non più.

Vedo anche la schiera infinita di persone immerse, per non dire affogate, in mille pensieri, in mille problemi. Il viso lungo, tirato, stanco.

Il viso di chi non ha dormito o di chi non dorme più da giorni…E che spera che ogni mattina sia diversa, ma non è così.

Ogni persona è un mondo diverso. Un universo in ogni singola mente.

C’è l’inarrestabile sportivo che anche con 40 gradi non rinuncia alla sua corsa salutare 🙂 anche se poi, guardandolo, sembra che stia per lasciarci le penne!!!

C’è il signore che porta a spasso il cagnolino, le badanti filippine attaccate al cellulare già di prima mattina, come se dovessero pianificare già tutta la loro giornata.

Poi ci sono gli anziani, a volte tristemente soli e a volte in coppia…Che tenerezza…

Vi vedo, durante le mie mattine…

Ciao, bella gente!

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I ricordi non invecchiano

Non lo trovo giusto.

Perchè i ricordi non invecchiano? Tutto invecchia a questo mondo, tranne i ricordi.

Perchè?

Perchè ci ritroviamo a 50 anni ad avere nella nostra mente i ricordi di quando di anni ne avevamo solo 20 (o anche meno!)???

Perchè dobbiamo subire la frustrazione di non poter più fare quello che, invece, ricordavamo di saper fare benissimo?

Perchè dobbiamo rivedere un luogo che, oggi, è diventato brutto ed abbandonato, quando invece lo ricordavamo stupendo e pieno di vita?

Pensiamoci. Se i ricordi, con il passare del tempo, pian piano sparissero, non sarebbe tutto più facile? Niente più nostalgie legate al passato, niente più paragoni tra passato e presente, più nessuna diffidenza verso il futuro…

Invece no. I ricordi sono lì.

Certo, è vero, c’è chi non gli da troppa importanza, relegandoli ad un ruolo marginale.

Resta il fatto che i ricordi fanno parte di noi, del nostro vissuto.

E non tutti sono abili a lasciali andare…

Alladin e il genio della lampada

Vi siete mai chiesti quali sarebbero i desideri che esprimereste, avendo la fortuna di trovare la lampada di Aladino?…

Certo, tre desideri sono riduttivi…mettiamo che se ne possano esprimere 5…

Per quanto mi riguarda direi i seguenti (scritti NON in ordine di importanza):

  1. Vorrei che i miei parenti che non ci sono più fossero ancora vivi
  2. Vorrei vita, gioia e salute eterna per tutti i miei familiari
  3. Vorrei che il mio matrimonio non fosse finito
  4. Vorrei un mondo senza dolori e senza sofferenze
  5. Vorrei un mondo pieno di piante e di animali, di ogni tipo e specie

 

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Oggi ho voglia di piangere

Cavolo, dico io…adesso che sembra siano finalmente arrivate le belle giornate di caldo e di sole, io, ho voglia di piangere…

Scusatemi. Ma davvero per me è difficile riuscire a spiegare ciò che provo.

Diciamo che a parte il periodo abbastanza no, non riesco davvero a trattenere le mie emozioni.

Sento tantissima pressione addosso a me e poi mi sembra di essere circondata da gente quasi totalmente negativa…porca miseria…E’ come se tutti cercassero di vomitarmi addosso le loro difficoltà…e io non ce la faccio, non ce la posso fare…

Ho bisogno di pausa, di distacco. Ho bisogno che qualcuno mi dica “ci sono io”.

Mi sembra di essere dietro al finestrino di una macchina e di stare a guardare ciò che accade fuori, come dire, distante ma non troppo. Non troppo perché, purtroppo, assorbo tutte le vibrazioni intorno a me…

Vorrei svegliarmi una mattina ed avere la certezza che d’ora in poi saranno tutti giorni bellissimi, senza persone negative che cercano di opprimermi raccontandomi la loro vita (senza peraltro che nessuno glielo abbia chiesto!).

Che ci posso fare…io sono fatta male, perchè sono fatta di emozioni e di sentimenti. Io sono quella che quando decide di farsi “un giro” al pc, su Google Maps, nei luoghi del passato, si emoziona come una scema e si commuove vedendo la casa della nonna o il mare dove andava da ragazzina…

Quanto invidio coloro che riescono a vivere giorno per giorno, con naturalezza e, oserei dire, anche spensieratezza. Quelli che non si fasciano la testa  prima di rompersela, quelli che si fanno scivolare tutto addosso. Cosa darei per essere così anche io!

Vorrei essere superficiale, distaccata, fredda e calcolatrice.

Invece sono molle, peggio di un budino…

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Stavo cercando un’immagine per corredare questa mia pubblica lamentela ed ho trovato questo articolo di cui vi invio il link…sembra fatto apposta:

Dolore profondo, come trovare una leva che sollevi i pesi dell’anima

 

Giornate un pò così

E poi ci sono (spesso) quello giornate un pò così…

Mi sono resa conto che, in questa società, per avere un di attenzione da parte delle persone bisognerebbe avere da raccontare sempre qualcosa di “nuovo”. Mi spiego meglio.

Io che conduco una vita più che normale (e sicuramente per molti anche molto banale), non ho mai da raccontare cose particolari che possano attirare l’attenzione di chi mi ascolta. La gente per darti retta ha bisogno di gossip, novità, curiosità…

Ma il quotidiano, per noi poveri mortali, che non ci facciamo i selfie dalle Maldive o dall’aereo privato, non ci concede di poter spaziare in molte aree di interesse. Si parla della spesa, del traffico, del lavoro, del tempo e della stanchezza giornaliera. Delle lavatrici e delle pulizie quando il tempo è bello. 

Quindi, pensando al numero delle persone che non sono nè la Hunziker nè la Canalis, come possiamo ancora stupirci di tutto quel gran numero di gente che soffre di depressione, che va via di casa senza lasciare tracce, che decide di farla finita?…

La nostra società è fatta di gente egoista e superficiale, cattiva di una cattiveria gratuita anche nei confronti di chi non ha mai fatto nulla di male. Una società marcia in cui è furbo chi riesce a fregare il prossimo. La cultura è ritenuta ormai marginale.

Anche io mi chiudo in me stessa quando mi rendo conto che nessuno ha voglia di ascoltarmi, di stare a sentire le mie “sciocchezze”. Mi dedico alle mie piante mentre penso che, anche se nascerà qualche fiore, non interesserà a nessuno saperlo…

Conosco tanti bravi ragazzi adolescenti, cresciuti in famiglie sane che ancora si possono definire “famiglie”, che hanno difficoltà a trovare amicizie perchè non hanno nulla da condividere con altri coetanei che pensano solo a farsi le canne, al motorino e a non studiare e che, certamente, non sono interessati a parlare di argomenti culturali o magari semplicemente interessanti. La vera amicizia, ormai, quella con la A maiuscola, non esiste più… Adesso i giovani sono accomunati dallo smartphone, dai selfie e dai followers. Una tristezza infinita, direi.

Però, anche in questo brutto mondaccio, nei giorni scorsi ho potuto sentire due belle notizie di generosità ed altruismo!

La prima riguarda un signore di 82 anni, abitante in una frazione di Montemignaio, in Toscana, che tutti i giorni percorre 60 km con la sua auto, per accompagnare e riprendere a scuola il figlio disabile del suo vicino.

Il bambino è non vedente e quindi non può prendere il bus poichè manca il servizio di accompagnamento disabili. Il papà del bimbo è un taglialegna di origini macedoni e a causa del suo lavoro non può accompagnarlo di persona. Così il pensionato, nonostante la veneranda età, ha deciso di accompagnarlo lui!

E nel raccontare questa storia, la cosa bellissima sono state le lacrime di commozione ed emozione dell’anziano nel dire: “Tutte le mattine, quando lo lascio a scuola, vedo Goran avvicinarsi agli altri bambini, tocca i loro visi e riconoscerli uno per uno. È una cosa stupenda!”

L’altra vicenda, invece, riguarda un nostro connazionale “dimenticato” all’estero dal nostro Stato, tanto bravo ad accogliere gli stranieri ma altrettanto bravo ad abbandonare gli italiani.
 

Enrico, questo è il suo nome, è malato, su una sedia rotelle, e bloccato da tempo in Ecuador, in una capanna di lamiera all’interno di una baraccopoli. A salvarlo chiamando Le Iene è la sua ex moglie, anche se lui dopo la separazione era andato a vivere in Ecuador con una nuova compagna. Una donna che però, dopo tre mesi, lo ha lasciato e gli ha portato via diecimila euro, gli unici suoi risparmi. La carta con cui Enrico riscuoteva la sua pensione gli scade nel 2016, ma non gli è mai stata mandata la carta nuova poichè avrebbe dovuto andare lui personalmente (!) a ritirarla in Italia.

Enrico sopravvive con il piccolo aiuto dei suoi vicini di baracca, poveri come lui, mentre l’Ambasciata italiana, a quanto sembra, non avrebbe mai mandato un suo funzionario per prestargli i soldi necessari per il reimpatrio.

Le Iene aiutano Enrico a risolvere un problema di timbri con il passaporto e lo accompagnano all’aeroporto, per il volo di rientro. Prima però l’inviato delle Iene parla con l’ambasciatore italiano, che motiva il mancato aiuto con i pochi fondi messi a disposizione dallo stato per andare a visitarlo. E dopo lunghe ore di aereo, nonostante sia in cattive condizioni di salute, finalmente Enrico ritrova la ex moglie e la figlia.

E vedere lo sguardo felice di quest’uomo al ritorno a casa, tra qualcuno che lo tutela e che gli vuole bene è stato commovente.

La vita dovrebbe essere questa: generosità, condivisione ed amore per il prossimo.

 

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Il mio problema sono io!

Piove.

Avete presente quando piove e ci si mette davanti alla finestra a guardare fuori?…I vetri che si appannano e le goccioline di pioggia che, scendendo piano piano sul vetro, via via che si incontrano tra loro, accelerano sempre di più la loro discesa?!…

Ecco, secondo me, quando piove e si sta davanti alla finestra a guardare fuori è come quando si è giù di morale e ci si mette a sentire le canzoni tristi!!!!…

Dicono che bisogna cercare il sole dentro se stessi. Io quando lo cerco lo rivedo nelle mie giornate di estate passate, ma la cosa incredibile è che è talmente realistico che mi sembra anche di sentire il calore dei raggi del sole (il sole di una volta, non quello dei tempi moderni). E mi ricordo i panini mangiati nelle sere d’estate, quando ti sbrodolavi tutto perché i panini allora sì che erano pieni 🙂 e, mentre mangiavi, ascoltavi Radio Deejay con il bambino Bombolone!

E il tragitto per arrivare in spiaggia, in mezzo a tutte quelle macchine piene di bambini, materassini e braccioli. Tutti in fila per andare al mare!

E non è che mi senta meglio quando rammento tutte queste cose. Sento solo di più il tempo che è passato.

Quello che non passava mai quando aspettavo che mio marito tornasse a casa da me.

Cosa che non è più successa da quando mi lasciò.

Non so perché sto scrivendo queste cose, scusate. Forse perché mi rendo conto che il fatto che uno dei miei più grandi desideri non si sia realizzato, mi ha condizionato tanto e mi ha cambiato la vita, la testa ed il cuore…

Buona Pasqua a tutti

 

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Beata lei!!!!

Ciao a tutti.

Stasera vi intrattengo (brevemente, non preoccupatevi!), con un articolo preso da Leggo.it.

La donna senza ansia che non prova mai dolore: «Il parto? Fu divertente». Il caso incredibile

Vivere senza paure e senza ansie, in uno stato di «ottimismo, tranquillità e paradisiaca felicità»: è successo ad una donna scozzese di 71 anni, Jo Cameron, grazie a due modifiche genetiche rarissime, di cui una finora sconosciuta. Un caso riportato sul Journal of Anaesthesia, scoperto da un team di esperti genetisti della University Colege di Londra e Università di Oxford: una donna straordinaria che non ha mai provato un dolore, un’ansia o una situazione di panico.
NESSUN DOLORE A questi scienziati la donna era stata segnalata dopo che, sottoposta a un intervento alla mano, aveva dichiarato di non provare alcun dolore post-operatorio lasciando tutti i medici senza parole. Che Jo fosse nata con un dono straordinario, era in realtà indicato da tante situazioni cui però lei negli anni non aveva mai dato peso: ad esempio quando si era procurata una brutta bruciatura usando il forno, accorgendosene unicamente dall’odore di carne bruciata. Oppure quando era rimasta coinvolta in un incidente d’auto senza rimanerne minimamente sconvolta, mentre gli altri protagonisti del sinistro erano andati nel panico.

IL PARTO? “DIVERTENTE” Inoltre, andando a rivedere la sua storia clinica, i medici si sono accorti che Jo in tutta la sua vita non aveva mai avuto nemmeno una prescrizione per antidolorifici; perché non ne aveva mai avuto bisogno. «Guardandomi indietro ha riferito Jo in un’intervista alla BBC Healthmi sono poi resa conto che non ho mai avuto necessità di analgesici», ma non si era mai chiesta il perché. «Sei quel che sei – racconta – finché qualcuno non ti fa notare che sei diversa. Non te ne rendi conto. Io mi sentivo solo un’anima felice, inconsapevole che vi fosse qualcosa di differente in me». Jo non ha sentito dolore neppure durante il parto: «Era strano ma non avvertivo dolore. Anzi in realtà era divertente».

UNA SPERANZA PER LA RICERCA I genetisti hanno scoperto nel suo Dna due mutazioni in due geni limitrofi FAAH-OUT e FAAH, quest’ultimo già noto per avere un ruolo nella sensibilità al dolore, nell’umore e nella memoria. Non a caso la donna risulta del tutto priva di ansia, sempre felice e molto smemorata. «È chiamato il gene della felicità o della smemoratezza – sottolinea la donna. Per tutta la mia vita ho infastidito gli altri perché ero sempre felice e anche molto smemorata, adesso ho un buon motivo per esserlo» afferma.

«Dopo la chirurgia circa un paziente su 2 prova dolore anche serio, nonostante i numerosi avanzamenti nella terapia del dolore» – ha riferito l’anestesista della donna, Devjit Srivastava. «Sono stati già svolti (ma senza risultato) trial clinici su sostanze che hanno come bersaglio la proteina FAAH, speriamo che lavorando su FAAH-OUT si possano cambiare le cose, specialmente per il dolore post-operatorio; resta da vedere se nuove terapie potranno essere sviluppate sulla base di questa scoperta»

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Il paese della paura

Non so quanti di voi saranno d’accordo con me, ma ritengo che l’Italia, sì il nostro paese, sia ormai diventato il paese della paura.

Diciamocelo, ormai non è quasi più possibile fare qualcosa di spontaneo o di istintivo senza aver paura delle eventuali conseguenze.

Ormai siamo bombardati tutti i giorni dal telegiornale, dai social, dalla radio, da notizie disastrose che hanno sempre più dell’assurdo.

E oltre a questo, anche le trasmissioni che vengono mandate in onda, sono solo e sempre relative ad omicidi, suicidi, tragedie familiari, eventi naturali disastrosi…

Ormai ci tengono in pugno. Più ci renderanno tristi e depressi e più avranno il potere di manipolarci.

Chi sta al potere questo lo sa. Un popolo di gente demoralizzata e depressa non avrà più la voglia e la forza di lottare e di combattere per qualcosa che gli spetta di diritto ed in cui crede…

immagine frase celebre di Piero Calamandrei

 

 

Ma non vi fate schifo?

Sì, dico a voi, a voi che state cercando di togliere anche quel poco di sostegno economico giornaliero ad una creatura a cui avete già tolto una vita normale.

Sto parlando di quell’angelo di quella bambina che si chiama Eleonora, tetraplegica dalla nascita per colpa di errori medici (https://www.leggo.it/italia/cronache/eleonora_tetraplegica_dopo_parto_le_perizie_assicurazioni_restituite_risarcimento-4361033.html)

Non vi fate schifo? Non vi sentite dei vermi striscianti, senza decenza, senza scrupoli, senza anima e senza cuore?

Siete senza scrupoli. Solo una mente malata può pensare di ricalcolare l’aspettativa di vita di questa bimba per poterle togliere il risarcimento economico che era stato destinato a lei ed alla sua famiglia…

Come se poi, i soldi, potessero risolvere il problema…

Vergognatevi. Nessuno prova mai a mettersi nei panni degli altri. Io non dico che bisogna vestirsi di santità, ma qui siamo allo schifo più assoluto.

Ha ragione il nuotatore rimasto disabile, Manuel Bortuzzo, quando dice “l’unica cosa che gli auguro (riferendosi a coloro che gli hanno sparato) è che gli succeda la stessa cosa che è successa a me!”.

 

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